Avendo a che fare con informazioni parziali e incomplete sull'ambiente, è necessario sviluppare delle euristiche di esplorazione in grado di risolvere il problema della scelta della prossima posizione del robot, da cui continuare il processo di esplorazione. Alle tecniche che risolvono questo problema viene dato il nome di metodi NBV, cioè Next Best View. Nella scelta della nuova posizione di osservazione occorre tenere in considerazione diversi fattori, come ad esempio il potenziale guadagno di informazione rispetto al tempo e alle risorse impiegate per il raggiungimento della nuova posizione e la possibile perdita di accuratezza nella stima della posizione del robot [25], [58].
Gonzáles-Baños, Latombe, Murali ed Efrat in [23] propongono un metodo di scelta basato sul concetto di ``spazio libero''. Alcuni punti candidati vengono generati in modo casuale vicino ai confini delle zone esplorate, in cui il robot non rischia collisioni. La scelta della migliore posizione viene effettuata in base alla porzione di area inesplorata che risulta visibile attraverso le free curve, cioè le parti di mappa in cui lo scanner laser non ha incontrato pareti od oggetti ma ha restituito il valore di fondo scala.
Sempre in [23] viene proposto un modello poligonale dell'ambiente
costruito a partire
dalle rilevazioni ottenute mediante scansioni laser. Un modello iniziale
viene
costruito nella posizione iniziale
e successivamente espanso iterativamente.
Ad ogni iterazione
il pianificatore utilizza il modello
per scegliere la prossima posizione
in cui muoversi per continuare
il processo di esplorazione dell'ambiente.
sta ad indicare il safe space
calcolato fino all'iterazione precedente, cioè
lo spazio libero da ostacoli in cui il robot può muoversi senza rischio di collisioni e
rappresenta l'insieme dei confini dell'ambiente esplorato che corrispondono
a pareti o contorni di oggetti rilevati, che vengono detti solid edge. I confini ambientali che invece corrispondono
ai valori di fondo scala del laser vengono detti free curve: questi sono i punti
vicino a cui generare i candidati per la scelta della successiva posizione di esplorazione.
Se non esistono più confini dell'ambiente che corrispondono a free curve, il
processo di esplorazione termina.
|
Il criterio proposto sceglie la posizione ottima all'interno dello spazio libero
,
tra una serie di candidati generati in modo casuale, eseguendo i seguenti passi:
In [25] González-Baños e Latombe danno una definizione formale
dei concetti espressi
in [23] e forniscono una formula di scelta del candidato ottimo
che tiene conto anche della distanza da percorrere per raggiungere la posizione scelta.
Dati infatti un certo numero di candidati
, la posizione
ottima
viene scelta secondo la formula:
| (2.9) |
in cui
rappresenta la lunghezza del cammino minimo che connette la posizione corrente
con quella del candidato
-esimo e
rappresenta un parametro settato sperimentalmente
a 20 cm
.
è l'informazione ottenibile dalla posizione
calcolata come spiegato
in precedenza. Il candidato scelto come successiva posizione da cui effettuare nuove rilevazioni
è quello che massimizza
.
|
Osserviamo che per
la posizione migliore viene scelta unicamente in base al
vantaggio informativo che porta, mentre per
la scelta
viene fatta unicamente in base alla distanza da percorrere e verrà scelto il candidato
più vicino al robot.
Nonostante le prove sperimentali proposte dagli autori assicurino la correttezza della formula proposta, questa non viene validata da un'altrettanto solida base teorica, che giustifichi la scelta della funzione esponenziale. Il metodo presentato in questa tesi, invece, pesa l'informazione ottenibile dalla posizione candidata con il costo di raggiungimento di quest'ultima sfruttando il noto concetto di entropia, usata per quantizzare il contributo informativo ottenibile da una posizione.
L'approccio proposto da Burgard, Fox, Moors, Simmons e Thrun in [12],
considera il problema dell'esplorazione di un ambiente da parte di
robot mobili.
Il metodo proposto si pone l'obiettivo di minimizzare il tempo di esplorazione necessario
a mappare completamente un ambiente, coordinando i robot in modo che
essi esplorino contemporaneamente regioni diverse. Per raggiungere tale scopo
viene impiegato un approccio probabilistico che tiene conto sia dell'informazione
ottenibile da una posizione, sia del costo per il raggiungimento di quest'ultima.
Il metodo proposto dagli autori viene validato sia dalla teoria che dalle prove sperimentali, tuttavia tale criterio si adatta naturalmente alle mappe a griglia e non trova applicazione nelle mappe a punti, utilizzate invece nel metodo di esplorazione proposto in questa tesi.
Infine il metodo proposto da Sim e Dudek in [49] consiste in un algoritmo on-line che fa uso di una telecamera per esplorare un ambiente sconosciuto cercando di massimizzarne la copertura. L'approccio presentato è basato sul filtro di Kalman e ha come obiettivo primario la costruzione di una traiettoria di esplorazione sicura che permetta al robot di localizzarsi, basandosi sulla mappa costruita fino a quel momento. La sicurezza della navigazione viene garantita dall'uso di un sonar, atto a evitare le collisioni con gli oggetti presenti nell'ambiente. Tale approccio si differenzia da quello proposto in questa tesi in quanto non valuta solo la prossima posizione di esplorazione, ma un intero insieme di posizioni di osservazione lungo il cammino.